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Omelia Cardinale Amato

Beato Mariano Arciero (1707-1788)

 

 

Omelia[1]

 

 

Angelo Card. Amato, SDB

 

 

 

 

1. È grande la gioia della Chiesa intera e soprattutto dell’arcidiocesi di Salerno Campagna Acerno, per la beatificazione del contursino don Mariano Arciero, modello impareggiabile di fede in Dio e di santità sacerdotale. Il Beato Mariano Arciero si aggiunge alla già cospicua schiera di beati e di santi, che onorano questa Arcidiocesi, la proteggono con la loro intercessione e la rendono preziosa agli occhi di Dio Trinità.

A questo spicchio di Gerusalemme celeste, che guarda con amore a questa terra benedetta, appartengono San Matteo, apostolo ed evangelista, patrono dell’arcidiocesi; Sant’Antonino abate, patrono di Campagna e compatrono dell’arcidiocesi; San Donato, vescovo e martire, patrono di Acerno e compatrono dell’arcidiocesi; San Felice, presbitero e martire ai tempi della persecuzione di Diocleziano; i Santi Fortunato, Gaio e Ante, anch’essi martiri; Sant’Alferio Pappacarbone, abate; San Pietro Pappacarbone, vescovo; San Pietro da Salerno, vescovo; il Beato Giovanni Guarna, domenicano, di nobile famiglia normanna; San Gregorio VII, papa, morto in esilio a Salerno nel 1085 e sepolto nel duomo.

Oggi, il Santo Padre Benedetto XVI, beatificando il Venerabile Don Mariano Arciero, instancabile araldo del Vangelo, aggiunge un’altra pietra preziosa a questa corona di santità. Come san Matteo, evangelista di Cristo, anche il novello Beato, animato da ardente fede in Dio, fu in tutta la sua vita mesaggero di Cristo e della sua parola di salvezza. A ragione un biografo scriveva: «La Vitadel Venerabile Servo di Dio D. Mariano Arciero, tutta impiegata a promuovere la propria e l'altrui santificazione, merita di essere conosciuta dal popolo cristiano».[2]

Conoscere le vite degli eroi della santità è una grande fortuna per noi. La loro fede in Dio è una luce che dissipa il buio dell'esistenza umana, mostrando la via buona da seguire e la strada cattiva da evitare. Per questo i santi sono anche i benefattori della città dell'uomo, perché, con la loro bontà e con la loro incrollabile speranza, contribuiscono a edificare una convivenza umana pacifica e fraterna.

I santi ispirano a vivere bene e a seguire quell'infallibile bussola di vita che è il Vangelo. Per San Gregorio Nazianzeno, il battezzato che si sforza di essere virtuoso, deve fissare gli occhi sulle vite delle persone sante, per cercare di imitarne il bene.[3] E Origene aggiungeva: «Come il sole, la luna e le stelle tramandano sempre luce sulla terra, così le insigni virtù dei Santi risplendono perpetuamente, e manifestano per sempre il modello delle opere buone».[4]

I Santi ci educano alla vita buona del Vangelo.

 

2. Chi era e come visse il nostro Beato?  Mariano Arciero nacque a Contursi (Salerno), il 26 febbraio 1707, inuna famiglia di contadini laboriosi e pii. Da piccolo aiutava a pascolare il gregge. A otto anni andò a servizio presso il nobile Emanuele Parisio, giovane di grande pietà, che, diventato sacerdote, lo portò con sé a Napoli, come paggio. A questo distacco, la madre del piccolo rispose con la sapienza dei forti: «Se mio figlio si deve far santo, sono contenta di non vederlo più».[5] Il piccolo, istruito da don Emanuele, cominciò a frequentare la scuola e a fare catechismo ai piccoli. Un giorno, a scuola, il maestro, per una falsa accusa, lo bastonò. Il suo educatore, don Emanuele Parisio, non solo non rimproverò il maestro, ma obbligò il piccolo Mariano a baciare le mani sia dell’insegnante sia di colui che lo aveva ingiustamente accusato. Fece questo per educarlo alla virtù della pazienza.

Il 22 dicembre del1731 l'Arciero fu ordinato sacerdote. Il suo fervore nell'assidua lettura e memorizzazione della Sacra Scrittura rese il suo cuore biblioteca di Cristo. Morto don Emanuele, si trasferì a Cassano all’Ionio (Cosenza) invitato dal Vescovo di quella diocesi. Iniziò la sua missione percorrendo il contado e insegnando i rudimenti della fede ai grandi e ai piccoli.

Passò evangelizzando paesi e campagne, tanto da meritare il titolo di Apostolo delle Calabrie.[6] Fu un missionario itinerante della parola di Gesù. Inoltre, accompagnò il vescovo nelle visite pastorali, restaurò molti edifici di culto, richiamò all'osservanza i monasteri, fondò opere di accoglienza per educare a un lavoro onesto le orfanelle.

Nel 1751, alla morte del Vescovo e dopo venti anni di permanenza nella diocesi di Cassano, don Mariano passò per un breve periodo a Contursi per riabbracciare la mamma, per poi rientrare definitivamente a Napoli. Nella capitale del Regno, si riaccese la fama della sua sapienza e delle sue virtù. La sua vita era esemplare. Si contentava di ricevere giornalmente un pezzo di pane dai Padri dell'Oratorio e di prendere una minestra nel seminario diocesano. Le offerte che riceveva le donava in beneficenza ai bisognosi. Era instancabile al confessionale, tanto che bastava dire penitente di Don Mariano, per indicare una persona che viveva cristianamente.

Si spense serenamente e in odore di santità il 16 febbraio 1788. Le sue virtù eroiche furono riconosciute nel 1854 da Pio IX. I suoi resti mortali furono trasferiti da Napoli a Contursi il 5 ottobre del 1950. Si risvegliò allora una forte devozione dei contursani e dopo appena tre anni avvenne il miracolo della straordinaria guarigione della signora Concetta Siani.

 

3. Possiamo ridurre a tre, le caratteristiche più rilevanti della santità del nostro Beato. Egli fu apostolo della catechesi, difensore degli ultimi e araldo del Vangelo.

 

a. Consapevole che l'ignoranza religiosa era la causa della cattiva condotta e dei peccati del popolo, il Beato Mariano Arciero fu un instancabile catechista. Non rare volte impiegava più di sei ore nella catechesi ai piccoli, raccogliendoli dalle strade, insegnando loro delle canzoncine e, infine, istruendoli sulla fede. Per renderli protagonisti, faceva salire un bambino su una sedia. Un po’ spaesato, il piccolo catechista cominciava a fare domande su cosa è bene e cosa è male e Don Mariano rispondeva a tono, portando luce di Vangelo in quelle menti assetate di verità. Accorrevano alle sue istruzioni anche gli adulti e gli stessi sacerdoti, per apprendere il metodo di come insegnare con frutto la dottrina cristiana.

 

b. In secondo luogo, don Mariano era sempre pronto a sovvenire ai bisogni degli indigenti. Egli stesso viveva da povero: abitava in un misero tugurio, prendeva il cibo per elemosina in seminario, si vestiva con indumenti donati dai benefattori, dispensava ai poveri le offerte ricevute, vegliava sulla mortificazione dei sensi, portava con gioia la croce delle sofferenze e delle umiliazioni. Buona parte del pane ricevuto dai Padri dell’Oratorio e del cibo preso in seminario la donava a un suo amico bisognoso. Era generoso nelle elemosine. Con le offerte che riceveva contribuì a costruire chiese, riparare cappelle, sostenere famiglie in difficoltà, aiutare alcuni nipoti a seguire gli studi. Un nipote si fece cappuccino, un altro alcantarino e un terzo sacerdote diocesano. Confidando nella divina provvidenza portò a termine tante opere buone. Diceva: chi pensa a Dio, Dio pensa a lui.

Queste opere di carità erano sostenute dal suo fervore eucaristico. Chiamava affettuosamente Gesù Sacramentato, la gioia bella, l'amore mio, il pazzo d'amore. Quando parlava dell’eucaristia sembrava valare dal pulpito all’altare, per adorare il Santissimo. Un giorno, in Calabria, il popolo desiderava la pioggia. Egli aprì il tabernacolo, dicendo: «Gesù Cristo è con noi: egli può farci la grazia; pregatelo». Ed ecco venir giù una pioggia abbondante e inaspettata. Era grandemente persuaso della dignità del sacerdote, che - diceva - con il suo potere sull’eucaristia è superiore sia agli angeli, perché fa discendere Dio dal cielo sulla terra, sia a Maria Santissima, perché ella fece discendere Dio una sola volta sulla terra, mentre il sacerdote sempre.

 

c. Infine, novello Giovanni Battista, il nostro Beato non si stancava di esortare ad avere fede in Cristo e nella sua parola di vita.  Una cura particolare la riservava all'istruzione dei sacerdoti, convinto che, se diventano lucerne luminose nella casa del Signore, possono rischiarare tutti coloro, che sono nelle tenebre e nell'ombra della morte: «Quindi coll'orazione, coll'esempio, e colle prediche, infaticabilmente si diede a rendere il basso e l'alto clero istruito dei doveri, e amante delle virtù, che appartengono al loro stato».[7]

Per quasi un trentennio fu predicatore del seminario diocesano di Napoli, diventando formatore sapiente e apprezzato. La freschezza e la sodezza dei suoi argomenti erano accompagnate dall'unzione, che commuoveva gli ascoltatori, incoraggiandoli alla vita buona del Vangelo.

Don Mariano predicava anche nelle chiese della città, confortando con la sua parola, vescovi e sacerdoti, nobili e plebei, giovani e anziani. Non pochi furono mossi dalla sua parola alla conversione dei costumi. Un giorno Francesco Mastrosanto, un mangiapreti incallito, sentì predicare il nostro Beato. Entrò in chiesa con l'intenzione di cogliere qualche parola fuori posto, per poterne fare una satira e appenderla per dispregio alla porta della chiesa. Ma non trovò niente da censurare. Ritornò il giorno dopo con la stessa empia intenzione. Ma avvenne che, colpito dalla grazia, scoppiò a piangere, pentendosi dei propri peccati. Divenne un grande penitente e, avvertendo la vocazione, si fece sacerdote e visse e morì da santo. Un avvocato napoletano, Giacomo Migliaccio, dalle parole accorate dell'Arciero si rese conto dei pericoli spirituali della sua professione, si fece Redentorista, dedicandosi con zelo alle fatiche apostoliche, tanto da essere chiamato l'Angelo della Congregazione. Ai sacerdoti che chiedevano copia delle sue belle prediche rispondeva che quanto egli diceva era opera di Dio: la tromba è di creta, ma chi vi soffia è lo Spirito Santo.[8]

 

4. Queste tre caratteristiche – catechesi, carità e predicazione – venivano elevate al grado eroico dalla sua umiltà, che fu il sigillo della sua santità. Ricordava spesso che da piccolo era stato servo, custode di capre e di maiali; che la mamma sosteneva la famiglia trasportando l’acqua nelle case; che, da piccolo,  insieme alla mamma andava a cogliere i grappoli e le olive, che dopo la vendemmia e la raccolta venivano lasciati ai poveri. A proposito poi delle lodi che riceveva, un giorno disse: «Questa gente crede che io sia santo; ma non sanno che ci vuole troppo per essere santo [...]. Io ho ottant’anni di vita, e non so, se abbia fatto un solo atto buono di amore verso Dio».[9]

Ai sacerdoti ricordava che, anche avendo la perfezione dei santi monaci antichi - come Antonio, Ilarione, Arsenio, Simeone Stilita, Pacomio - non sarebbe sufficiente. Per esercitare degnamente l’ordine sacro, il sacerdote deve avere una bontà supereccellente.[10] È la santità e il buon esempio dei sacerdoti a edificare e convertire i fedeli, così come, purtroppo, è la loro cattiva condotta a diventare veleno, che inquina l’acqua di sorgente della grazia divina. San Gregorio Magno diceva: «È assai raccomandabile la santità della vita, che accredita veramente chi parla, molto più dell'elevatezza del discorso».[11] Nel Beato Mariano Arciero c’era armonia tra la predicazione e la vita. Le sue parole trovavano conferma nella sua esistenza santa.

 

5. Inconclusione, è grandemente attuale questo sacerdote vissuto più di due secoli fa. Egli fu un instancabile evangelizzatore. Annunziava la parola di Gesù con entusiasmo, suscitando conversione, speranza e gioia. Ciò è in consonanza con il prossimo sinodo dei vescovi (ottobre 2012), dedicato alla nuova evangelizzazione. Il Beato Mariano Arciero era assillato dalle parole dell'Apostolo: «Guai a me se non predicassi il Vangelo» (1Cor 9,16). La nuova evangelizzazione significa conoscenza del Vangelo e promozione di una cultura più profondamente radicata nella Parola di Gesù.

Come San Giovanni Battista, che oggila Chiesaricorda solennemente, anche il nostro Beato si fece guida a Cristo buon pastore, riconducendo a lui i cuori affranti e smarriti e aprendoli alla speranza, alla fiducia, all'ottimismo e alla gioia di vivere, nonostante le difficoltà e gli ostacoli di ogni genere.

Dalla sua vita buona, semplice, santa apprendiamo anche noi a vivere l’eroismo del quotidiano evangelico.

 

 

Beato Mariano Arciero, prega per noi.

 

 



[1] Tenuta a Contursi (Salerno) il 24 giugno 2012.

[2] Angelo Antonio Scotti, Vita del Venerabile Servo di Dio D. Mariano Arciero, Napoli, Tipografia Flautina 1838, p. III.

[3] Gregorio Nazianzeno, Lettera a Basilio, I.

[4] Origene, In Iob, l. I.

[5] Angelo Antonio Scotti, Vita del Venerabile Servo di Dio D. Mariano Arciero, Napoli, Tipografia Flautina 1838, p. 4.

[6] Ib. p. 18.

[7] Ib. p. 33.

[8] Alla fine si decise e l’operetta fu pubblicata a Napoli nel 1782, con il titolo:  Pratica della Dottrina Cristiana. Lo scopo era quello di cogliere quattro frutti: l’amore verso Dio, sommo bene, unito alla carità verso il prossimo; il timor di Dio, per vincere il rispetto umano; l’impegno di salvarsi l’anima; l’odio verso il peccato. Le verità evangeliche erano espresse in modo che fossero latte per i fanciulli e cibo per gli adulti.

[9] Ib. p. 112.

[10] Ib. p. 178.

[11] Gregorio Magno, Commento al libro di Giobbe, 23,24.

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